Appena si arriva negli States si è un po' influenzati dal "tutto è una schifezza", ma passano sei mesi e si giustifica la schifezza con un "è solo diverso".
Lo ammetto: mi ci è voluto più di un anno per riuscire a fare la spesa decentemente a Pittsburgh, di cui un buon sei mesi per selezionare la passata di pomodoro che sapesse meno di ketchup rispetto alle altre. Un disastro. Quando ci si trova in un posto dove si mangia decisamente in modo diverso dal paese di origine fortunatamente per flessibilità ci si abitua al gusto via via con i mesi che passano.
Nei supermercati americani la parola d'ordine è snack. Ci sono interi reparti di patatine, salatini, formaggini e persino carne secca da mangiare comodamante in macchina.
Dopo un paio di visite al supermarket non si può fare ameno di notare che tutto il cibo è più grande e addizionato di qualche vitamina di cui prima non avevi sentito mai nemmeno la lettera. La mela ha le dimensioni di un pompelmo, il pompelmo di un melone e così via. Per il latte ci vorrebbe un capitolo a parte, vi basti sapere è sempre addizionato di vitamina A (a volte anche con E), che lo vendono in galloni e che, nessuno di noi ha ancora capito perchè, dura 15 giorni aperto.
Consiglierei, a chi vuole un latte normale, mele normali e pompelmi normali, di fare la spesa in un supermercato biologico o scegliere prodotti "organic" nei normali supermercati.
Come per scarpe e vestiti, anche al cibo vanno convertite le misure: il
peso e le
misure per cucinare.